
Siamo proprio fatti così, come cantava la sora Cristina D’Avena in un noto cartone animato di fine anni 80. Ma così come? Spesso utilizziamo questa frase come una scusa per non operare un cambiamento, magari caratteriale, magari comportamentale. E giustifichiamo il tutto con un simpatico “Si può cambiare qualcosa, ma non tutto”.
Ma allora…cosa possiamo cambiare del nostro carattere? E, soprattutto, come?
La biologia ci suggerisce che siamo governati da una serie di ormoni che, interagendo con il nostro sistema cellulare, controllano un po’ tutte le nostre funzioni. Ed essendo “ammaestrati” dall’ipofisi, sono sotto il controllo dell’ipotalamo e, dunque, sono collegati con il sistema limbico. Tah-dah! In due righe si riassume freddamente come nascono le nostre emozioni. Ma il bello deve ancora venire. Ovvero: secondo le neuroscienze ogni volta che un determinato stimolo ambientale ci coglie noi attiviamo una serie di processi nervosi, chimici e biologici che fanno affluire nelle nostre cellule gli ormoni necessari. Avete presente quando qualcuno minaccia di spaccarvi la testa in due con un cric a causa di un sorpasso fatto male? Bene, il nostro corpo in quei momenti necessita di adrenalina. Per combattere o scappare in maniera più efficace. Ma se per caso – nella maggior parte dei casi oggi – finisce che poi non combattiamo o non scappiamo, quella benedetta adrenalina rimarrà più a lungo del dovuto nel nostro corpo, inutilizzata. E, dato che stimolerà dei ricettori cellulari, farà in modo che le successive cellule, replicate sulla base di quelle precedentemente “inondate” , manifestino una sorta di assuefazione a quel dato ormone. Il corpo vi chiederà adrenalina, ancora.
Avete mai notato le persone dal carattere “collerico”? Sembrano essere dipendenti da uno schema, da una eterna ripetizione. Devono incazzarsi ogni tanto, per forza. Sembra quasi che ne abbiano bisogno. Spesso dicono di aver bisogno di sfogarsi……ma se invece avessero solo bisogno di incazzarsi? Solo di un ormone?
Cazzo, è un cane che si morde la coda. Come se ne esce? Forse occorre fare qualche considerazione:
- Accettare il cambiamento, la possibilità di essere persone caratterialmente diverse. Fa paura, a volte.
- Operare un controllo sulle proprie reazioni. Impedire al nostro meccanismo corrotto di continuare a drogarci di emozioni. Respirare coscientemente durante l’evento ambientale avverso. Sviluppare il pensiero positivo.
- Depurare il nostro organismo dallo stress negativo, di qualsiasi natura (ambientale, mentale, psicologico, alimentare, del sonno….ecc.) per migliorare la nostra efficienza.
Lasciate che io vi importuni ancora con una storiella Zen….
Uno studente di Zen andò dal suo Maestro e gli espose un suo problema: «Maestro, io ho certe collere irrefrenabili. Come posso guarirne?». «Hai qualcosa di molto strano davvero» disse il Maestro. Fammi dunque vedere di che si tratta». «Bè, così su due piedi non posso fartelo vedere» rispose l’altro. «Quando potrai farmelo vedere?» domandò il Maestro. «Salta fuori quando meno me lo aspetto» rispose lo studente. «Allora,» concluse il Maestro «non dev’essere la tua vera natura. Se lo fosse, potresti mostrarmelo in qualunque momento. Quando sei nato non l’avevi, e non te l’hanno dato i tuoi genitori. Pensaci un po’ sopra».
Sempre se siete interessati al cambiamento, o miei cari venticinque lettori liberi da qualunque stereotipo!
Buona notte!