I tre sentieri

Qualche tempo fa, in una interessante lezione in palestra, si discuteva (mica tanto) dei motivi che ci spingono a fare qualcosa. Senza addentrarsi troppo nei singoli casi, si può tranquillamente fare riferimento a tre categorie di motivazione. Che poi sono direttamente correlate alla visione taoista delle energie umane. Si agisce quindi per necessità, per confronto o per ispirazione!

Ma che vuol dire?

Più o meno che siamo spinti a raggiungere un obiettivo – che ne so, tipo la laurea o una promozione al lavoro, come una perdita di peso o smettere di fumare – in tre modi possibili, che ci raccontano anche il nostro grado di evoluzione e la nostra comprensione in quel settore. Mi spiego meglio. La necessità di fare qualcosa è legata ai nostri istinti più bassi, animaleschi, rettiliani. E’ la sensazione di dover procedere per non morire, per non perdere qualcosa di importante e, appunto, necessario. E’ legata alla paura, all’adrenalina, alla tensione nervosa ed emotiva. E’ un motivo che dà molta forza, resistenza, energia. Ma allo stesso tempo logora il corpo e la mente, e non può essere mantenuto a lungo. Sfianca.

Molto spesso invece agiamo in funzione di un continuo confronto, di una continua competizione. E’ una motivazione egoica, forte anch’essa – anche se meno della necessità di sopravvivenza – ma più sostenibile. E’ il continuo confrontarsi con noi stessi o con gli altri, è il continuo scalare una vetta sempre più alta, con una scala di valori associata in cui ci ripetiamo in continuazione che più saliamo, meglio siamo. E’ una motivazione  che può essere intrinseca o estrinseca, difficile da valutare e difficile da ammettere. Ma anche questa a lungo andare demolisce le nostre certezze, esaurisce le nostre energie.

Quando invece siamo motivati dalla nostra ispirazione, allora va un po’ meglio. Siamo felici durante il processo, e non del risultato. Siamo in un regime sostenibile che non stravolge le nostre emozioni, che non altera il nostro corpo elettrico e non ci sottopone a stress elevato. Siamo rilassati, anche se operiamo uno sforzo, siamo concentrati anche se siamo sicuri di noi. La situazione è decisamente più brillante, non trovate?

Tutto ciò ha un interessante parallelo nella concezione taoista delle energie umane, come detto sopra. Perchè? Perchè secondo la tradizione il corpo umano è sottoposto all’azione di una forza Jin, essenziale, primordiale, di base. Poi di una Qi, che circola nei canali meridiani, che effettua il lavoro fisico e biologico di riparazione, che esprime la nostra forza. Ed infine di una forza Shen, spirituale, superiore, che ci differenzia dalle bestioline. Carino, vero?

Chi sei tu?

Provate a chiederlo in giro, provate a chiedervelo. E tutti risponderanno più o meno nello stesso modo. Confondendo cioè quello che sono con quello che fanno. Ingegneri, architetti, informatici, operai, pensionati e così via. E poi, nel migliore dei casi, artisti, scrittori, amanti di questo e quello, impegnati in questo o quell’altro. Ma mai nessuno che mi dica quello che è, quello che si sente veramente di essere. Quello che se crollasse tutto, se intorno non rimanesse niente di tutto questo matrix…..resterebbe ancora di noi. E voi? Chi siete?

Rosho

Quando voi non siete, il Divino si manifesta. Quando voi siete, il Divino è assente.

….e la Via è questa: osserva i tuoi pensieri e non identificarti con loro. Resta un semplice testimone, del tutto indifferente, nè a favore nè contro. Non giudicare, perchè qualsiasi giudizio comporta un’identificazione.

Non dire “questi pensieri sono sbagliati” e non dire: “questi pensieri sono buoni”. Non commentare i tuoi pensieri. Lascia semplicemente che scorrano, come se fosse lo scorrere del traffico che vedi stando discosto, sul ciglio della strada. Lo osservi distaccato, per nulla coinvolto. Non importa cosa passi: un autobus, un camion, una bicicletta. Se riesci ad osservare il processo dei pensieri che scorrono nella tua mente con lo stesso distacco, con la stessa indifferenza, non è lontano il giorno in cui l’intero traffico scomparirà….perchè quel traffico può esistere solo se tu continui a dargli energia. Se smetti di dargli energia – e osservare è proprio questo, smettere di dargli energia, impedire all’energia di scorrere nel traffico – essi iniziano a cadere. Da soli non riescono a stare in piedi.

E quando la strada della mente è assolutamente vuota, sei dentro di te.

Una mente priva di riflessione è un bel misero tetto

La passione, come pioggia, inonda la casa

Ma se il tetto è solido, allora puoi ripararti.

Con riflessione Buddha non intende affatto un processo di pensiero. Con riflessione Buddha intende proprio il non pensiero; parla di riflesso come uno specchio che riflette. Quando ti metti davanti ad uno specchio questo non pensa a te, si limita a rifletterti.

Una mente che ha dimenticato come riflettere la verità è sempre vittima del desiderio. E nessun desiderio potrà mai essere appagato, giacchè la mente, allorchè un desiderio è appagato, ne ha creati dieci altri.

La fame di fama

Noi italiani siamo formidabili. Sempre a pensare alla possibilità che arrivi qualcuno di quelli “che poi ci pesa lui”. Sempre pronti ad accettare un leader maschio che ci tiri fuori dai guai. Guai che noi stessi abbiamo creato e dei quali incolpiamo altri prima di noi.

Siamo come i bambini. Bambini stronzi, però.

Un po’ di polemica? Nell’Universo non ci sono errori, solo cause ed effetti. E se per anni abbiamo fatto solo il porco comodo nostro, cosa ci aspettiamo in cambio ora? Dopo anni di politici arricchiti e ammanicati, dopo anni di spintarelle, calcinculo, raccomandazioni varie e parcheggi lavorativi, come sperare che ora tutto questo non chieda niente in cambio? Anni di invidia, gelosia, possesso, anni di speculazioni, seconde case, vacanze all’estero, auto di lusso e carte di credito. Curioso che da noi si chiamino così mentre all’estero si dica “debit card”. Abbiamo un debito, infatti. Un debito verso il resto del mondo e verso i più poveri, ma soprattutto un debito verso di noi. Che siamo incapaci di provvedere al nostro sostentamento come animali, e incolpiamo il sistema della nostra nuova povertà. Delle nostre nuove limitazioni.

Forse non ve ne siete accorti ma ne avete ben altri, di limiti. Nessuno escluso. Provate a dormire all’aperto una notte e poi ditemi. Ditemi se non è vero che vi mancherà da morire, ammesso che sopravviviate, tutto quello che avete grazie al fatto di vivere in una società. Due giorni senza il bidet sono più che sufficienti, senza parlare di quanto vi mancherà un tetto sopra la testa. Una volta ho letto una frase che mi è rimasta impressa nella memoria, si parlava di gatti randagi:

La fame è una condizione comune, in natura

Beh, noi quella condizione non la sperimentiamo da un bel po’, e questo dovrebbe bastare a farci riflettere sulla necessità di una presa di posizione netta rispetto al nostro modo di vivere la vita. Con gioia e gratitudine. E con questo non ho detto che dobbiamo ora farcelo insifonellare nel didietro dal primo banchiere che viene a comandare questa barca piena di buchi, anzi! Dico solo che la povertà, la miseria, la malattia non attecchiscono dove il pensiero è allineato all’abbondanza e all’amore. E’ impossibile. Basterebbero pochi anni per togliere forza a tutta questa squadra di insicuri che ogni giorno ci ricordano quanto sia importante il superfluo.

Io invece oggi vorrei ricordare che il superfluo senza consapevolezza può essere persino dannoso!

Siamo un corpo unico, italiani, europei, esseri umani. Sperimentiamo la malattia, qualunque essa sia, quando una parte di noi non viene ascoltata, viene divisa, viene ignorata. E quando ad essere ignorata è proprio la nostra fede, ecco i guai. Non ci stiamo comportando come un corpo sano. Ci chiediamo spesso quale sia la causa di una malattia, ma ci siamo mai chiesti qual è la causa della salute? La causa della salute è l’allineamento ad essa, alla pace ed al benessere. Di tutti, però, non solo del nostro orticello in modo tale da fottere il vicino di casa. La causa della salute è l’amore, e dove cazzo era l’amore in questi anni di ricchi e poveri, di scalate al potere, di precariato e berlusconismo?

Ma la colpa non è dei padroni. Sono pochi, valgono poco. La colpa è nostra, loro sono lo specchio della nostra paura.

Eve

“Ora che me lo chiedi, ci penso anche io. Come è finita, poi? Niente, è finita e basta. Ma non è andata proprio come sarebbe dovuta andare. Sarebbe dovuta finire la storia, sono finito io. Invece di andarsene il dolore se n’è andato il sorriso. Il ricordo si è sbiadito meno della mia anima, ed il pensiero d’amore è diventato amore del pensiero. Eppure ancora mi manca il fiato, alcune notti. Uno strano vuoto si impossessa del mio stomaco, lancia un urlo che arriva fino alle dita dei piedi e riempie i miei polmoni di silenzio. Era estate, era prima di tutto, era prima di noi. Tutto aveva un senso, l’energia fluiva e la notte non si dormiva comunque, ma era magico. La tristezza non era depressione, la morte era un concetto vago e non mi accompagnava che il tuo pensiero. Era il sogno, prima dell’alba. Hai portato via non solo il tuo corpo. Se n’è andata via l’estate, insieme ai suoi odori. Pazienza se te ne fossi andata da sola, invece il vuoto mi ricordava ogni giorno che avevi portato via qualcosa che credevo mio, ma che avevo solo preso in prestito dai giorni insieme a te.”

Alta Definizione

A volte mi soffermo a pensare ad una abitudine universale, bipartisan, immortale: cristallizzare le persone, i luoghi e le cose in una definizione. Cancellare anni di esperienze personali, deduzioni o automatismi per semplificarci la vita e chiamare le cose con un nome solo. Questo è così, quella è colà! :-) Non vogliamo portarci appresso il fardello completo e così incastriamo l’Universo intero in poche semplici, chiare definizioni che possano farci ritornare immediatamente alla memoria di qualcosa o qualcuno. Bah, che cazzata. Oggi un tizio mi ha ricordato che esistono due modi per fare le cose, che descriveremo – miei cari ingegneri – con questo grafico:

Pensiamolo come un grafico che descriva i nostri risultati in funzione del tempo. Ovvero possiamo partire a cannone come la funzione in blu, per poi arrivare in una zona dove avanzando nel tempo le cose non cambiano poi tanto, oppure effettuare una partenza lenta come la funzione in rosso per poi arrivare in una zona dove piccole variazioni del tempo danno grandi risultati. A noi la scelta, ma il comportamento in rosso garantirà risultati maggiori dopo un iniziale periodo di incasinamento lento. E così sarà se evitiamo la facile scelta di incastrare qualcuno nelle più immediate semplificazioni, rinunciano a capire. Ma vi piacerebbe a voi essere “etichettati” come “un tipo così” o “un soggetto cosà”? Non lo trovereste sminuente per le nostre sfaccettate personalità, per le nostre carambole evolutive? E poi, a ben vedere, non è che questo comportamento non ha poi tanti spiragli di comprensione per la nostra evoluzione, per il nostro cammino felice?

Una grande gemma

Un signore pregò Takuan, un insegnante di Zen, di suggerirgli come potesse trascorrere il tempo. Le giornate gli sembravano molto lunghe, mentre assolveva le proprie funzioni e se ne stava seduto e impettito a ricevere l’omaggio della gente.

Takuan tracciò otto ideogrammi cinesi e li diede all’uomo:

Non si ripete due volte questo giorno
Scheggia di tempo grande gemma.
Mai più tornerà questo giorno.
Ogni istante vale una gemma inestimabile.

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Prendersi cura

Altro non è che un diverso nome dell’amore. Far crescere, coccolare, ispirare, benedire. Prendersi cura di una persona, di una relazione, del nostro corpo. Quanti modi conoscete per esercitare la cura? Sono tutti sinceri? Sono tutti privi di egoismo o di orgoglio? Io credo che prendersi veramente cura di qualcuno o qualcosa sia molto difficile. Non perchè sia fatto da gesti complicati o pensieri irragiungibili, ma perchè è difficile coniugare passione e spassionatezza. Difficile escludere il risultato dal nostro progetto, difficile prendersi cura senza un secondo fine. Amare è fine a sé stesso, è fine a noi stessi. Al nostro io e non al nostro ego. Infatti secondo me occorre iniziare proprio da noi, dal nostro corpo in particolare. Ascoltare i suoi messaggi, rispettare i suoi tempi e le sue ragioni, coccolarlo ed invogliarlo. Starlo a sentire mentre comunica. Forgiarlo se necessario sotto i migliori propositi. Massaggiarlo ed accoglierlo in ogni suo punto, in ogni sua parte. Farlo riposare da solo, senza interferenze.

Da quanto tempo non vi prendete cura di voi, veramente?

Fragili

Articolo 18, lavoro, crisi, debito pubblico, costo del denaro, economia reale, finanza, spread, tasse, povertà. Vi dicono qualcosa? Qualcuno è mai andato oltre questi concetti descrittivi del mondo in cui viviamo e si è incastrato nel pensiero di ciò che invece è reale, vero, vivo, indispensabile? Siamo macchine che consumano più di quanto producono. Siamo fragili. Siamo diventati schiavi delle nostre necessità. Un momento. Ho detto nostre? Siamo sicuri che siano proprio le nostre? Abbiamo davvero bisogno di un’auto, di un computer, di vivere nelle metropoli? Abbiamo davvero 500 amici? Abbiamo davvero bisogno di consumare così tante risorse? Bene, dopo aver risposto – ovviamente – di no, proviamo a spostare un po’ la linea dell’orizzonte, ad alzare un po’ la testa. In uno splendido passaparola, Silvano Agosti ci ricorda che solo riducendo di 1/5 le spese militari riusciremmo a dare una casa a 7 miliardi di persone. Svegliamoci, cazzo! Siamo schiavi di poteri più forti, che hanno creato dei vincoli emotivi per ridurci le libertà, per ancorarci alle nostre emozioni di base. Un uomo che ama è un uomo libero, un uomo che ha paura no. Un uomo che ama è forte, indipendente, potente. Il sistema ci vuole fissati in un ruolo, vuole le nostre sensazioni limitate, vuole perenni cicli di carica e scarica, come una batteria. Vuole darci le ferie dopo aver preso la metà del nostro tempo su questo pianeta. Il sistema vuole incasellarci nelle famiglie, nelle nostre necessità indotte. Chiunque abbia più di vent’anni si è reso conto del proliferare di programmi televisivi basati su questo concetto: offrire modelli sentimentalmente zavorrati. Ci serve il sole, l’aria aperta, la terra. Ci serve amare le persone, noi stessi, l’universo. Perchè nessuno lo dice? Perchè nessuno parla di energia per tutti, di sviluppo sostenibile, di libertà? Sanno pronunciarsi sulla bellezza, non sull’utilità. Sanno proporre vagonate di culi alla tv, ma non insistono sulla necessità di un corretto sviluppo muscolo-scheletrico. Sanno farci vedere la ricchezza, non ci insegnano a raggiungerla e condividerla. Abbiamo modelli di martiri poveri e sofferenti, mai di benefattori abbienti e illuminati. Tutto questo lo fanno loro, gli altri. Il sistema. Ma il sistema…..siamo sempre noi. Siamo fragili. E per questo crolleremo.