Non sprecar lacrime nuove per vecchi dolori

 

Vostro onore,lei deve credermi
C’era il buio prima,e io barcollavo
Mente i pezzi del vetro crollavano infranti
Io li fermavo col sangue nelle mani.

Vostro onore,mi ascolti
Il freddo contrae,gela,blocca ogni idea
Se avessi avuto un perchè
Non avrei urlato a morte contro la mia stessa vita.

Vostro onore, mi aiuti
Nell’alcool annegavo addormentato
Quando il fiato mi mancava improvviso
E la nostalgia chiedeva il conto e la mancia.

Vostro onore, mi condanni
Che più dolore non saprà incastrare
Nel mio petto solcato dagli anni avvelenati
Di amore,lusinga e velleità.

Vostro onore,pietà
Non per me, che la pace ormai porto dentro
Ma per la mia storia amara e antica
Che non avrà figli,e morirà invano
Col mare dentro al cuore, e col bicchiere in mano.

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I primi passi

Il proverbio orientale dice che “un viaggio di mille miglia inizia sempre con un primo passo”. Ok, ma avete idea a volte di quanto sia faticoso questo passo? Altro che mille miglia, a volte si abbandona l’idea proprio per non avanzare del primo passo. Ci insegnano anche a scuola l’importanza dei pionieri, dei precursori, di quelli che abbandonano le file per battere una strada nuova. Tanti primi passi. Boh, sarà l’ignoto che fa paura, sarà la solitudine di chi avanza, sarà l’idea che sarà il primo e magari unico a prenderlo in quel posto. Ma abbandonare la “zona di comfort” – come la chiamava un famoso scrittore – non è sempre facilissimo. Il fatto è che a volte è molto più difficile fare il primo passo, vincere la resistenza iniziale dell’ego, piuttosto che continuare a soffrire per una situazione. La resistenza dell’ego è come un meccanismo molto difficile da avviare, con molti attriti. Tipo spingere una macchina, il mazzo vero è all’inizio, finchè le ruote non cominciano a girare. Poi non è che sia tutta in discesa, però è più leggera. Se non altro perchè sappiamo di potercela fare, una volta partiti. Spesso magari i risultati sono eccellenti, specie con le altre persone. Si rompono alcuni schemi e la comunicazione prende pieghe inaspettate, con degli aspetti stupefacenti. Già, direi droganti addirittura. Ve lo ricordate quando a scuola, da piccoli, eravate infatuati di qualcuno? E della timidezza, della paura di fare brutta figura, avete ancora memoria? A volte penso che se solo fossimo stati educati a partire da lì, dalle prime dichiarazioni d’amore, a dire tutto&subito, a buttarci, a pensare che non ci saremmo mai fatti male….beh, magari non ci saremmo mai fatti male davvero. Più. O no?

Dreams away

Principe ormai tutto è perduto, tutto è travolto dal vento, abbiamo perduto tutto.

Principessa, non esiste una cosa nella tua vita per la quale valga la pena perdere tutto?

Ho ‘oponopono

Stanotte vorrei raccontarvi una storia che mi è piaciuta assai. Da un articolo di Joe Vitale:

Due anni fa, sentii parlare di un terapeuta che, alle Hawaii, curò un intero reparto di pazzi criminali, senza mai vederne nemmeno uno. Lo psicologo studiava la cartella di uno dei pazienti e guardava dentro di sé per vedere come aveva creato la malattia di quella persona. Migliorando se stesso, il paziente migliorava.
Quando sentii questa storia per la prima volta, pensai fosse una leggenda urbana. Come potrebbe qualcuno guarire qualcun altro, guarendo sé stesso? Come potrebbe, anche il più grande maestro di auto-miglioramento curare un pazzo criminale? Non aveva alcun senso. Non era logico, quindi accantonai la storia. Ad ogni modo, la sentii nuovamente un anno dopo. Seppi che il terapeuta aveva usato un processo di guarigione Hawaiano chiamato ho ‘oponopono.
Non ne avevo mai sentito parlare, tuttavia non riuscivo a togliermelo dalla mente. Se la storia fosse stata vera, avrei dovuto saperne di più. Avevo sempre inteso la “responsabilità totale” nel senso che sono responsabile di ciò che penso e faccio. Quanto va oltre a ciò, è fuori dalla mia portata.
Penso che la maggior parte della gente pensi alla responsabilità totale in questi termini. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che fa una qualunque altra persona. Il terapeuta Hawaiano che curava quelle persone malate di mente mi avrebbe insegnato una nuova prospettiva avanzata riguardo alla responsabilità totale.
Il suo nome è Dr. Ihaleakala Hew Len. Abbiamo trascorso circa un’ora a parlare, durante la nostra prima telefonata. Gli chiesi di raccontarmi la storia completa del suo lavoro come terapeuta. Mi spiegò che aveva lavorato al Hawaii State Hospital per quattro anni. Quel reparto dove tenevano i pazzi criminali era pericoloso.
Gli psicologi si dimettevano dopo un mese. I dipendenti si davano spesso per malati o si dimettevano direttamente. La gente attraversava il reparto con le spalle al muro, nel timore di essere attaccata dai pazienti. Non era un luogo piacevole in cui vivere, lavorare, o da visitare.
Il Dr. Len mi disse di non aver mai visto i pazienti.
Concordò di avere un ufficio e passare in rassegna le loro cartelle.
Mentre guardava le loro cartelle, lavorava su sé stesso.
Mentre lavorava su se stesso, I pazienti iniziavano a guarire. Dopo alcuni mesi, ai pazienti che dovevano essere legati, era concesso di camminare liberamente, mi disse. Altri, a cui venivano somministrate grandi quantità di farmaci, smettevano di prendere farmaci.
E quelli che non avevano speranze di essere rilasciati, venivano liberati.
Ero sgomento. Non solo, continuò, i dipendenti iniziarono a venire al lavoro volentieri. L’assenteismo ed il continuo ricambio di dipendenti ebbero termine. Ci ritrovammo con più personale del necessario, perché i pazienti venivano dimessi, e tutti i dipendenti si presentavano al lavoro.
Oggi, quel reparto è chiuso.
A quel punto, feci la domanda da un milione di dollari: Cosa facevi dentro di te, che causava il cambiamento di quelle persone? – Curavo semplicemente la parte di me che le aveva create, disse.
Non capivo. Il Dr. Len spiegò che responsabilità totale per la propria vita significa che tutto nella tua vita, semplicemente perché è nella tua vita, è tua responsabilità. Letteralmente, il mondo intero è una tua creazione. E’ dura da digerire! Essere responsabile di ciò che dico o faccio è una cosa. Essere responsabile di ciò che dice o fa chiunque altro nella mia vita è un’altra!
Tuttavia, la verità è questa: se ti assumi la completa responsabilità della tua vita, allora tutto ciò che vedi, senti, assaggi, tocchi, o sperimenti in qualche modo è tua responsabilità, perché è nella tua vita. Ciò significa che l’attività terrorista, il presidente, l’economia, qualunque cosa sperimenti e non ti piace è in attesa che tu la guarisca.
Non esiste, in un certo senso, se non come proiezione da dentro di te. Il problema non è nella cosa stessa, ma in te, e per cambiarla, devi cambiare te stesso. So che è duro da comprendere, accettare, e vivere concretamente. Il biasimo è molto più facile della responsabilità totale, ma, mentre parlavo col Dr. Len, iniziai a rendermi conto che guarire, per lui e nell’Ho ‘oponopono, significa amare te stesso.
Se vuoi migliorare la tua vita, devi guarire la tua vita. Se vuoi curare qualcuno anche un criminale malato di mente lo fai guarendo te stesso.
Chiesi al Dr. Len come facesse a curare sé stesso. Cosa faceva, esattamente, quando guardava le cartelle di quei pazienti?
Continuavo semplicemente a dire Mi dispiace; e Ti Amo più e più volte, spiegò.
Tutto qui?
Tutto qui.
Salta fuori che amare sé stessi è il miglior modo di migliorarsi, e mentre migliori te stesso, migliori il mondo.
Ecco un rapido esempio di come funziona: un giorno, qualcuno mi ha mandato un e- mail che mi ha stravolto. In passato avrei affrontato la situazione lavorando sui miei tasti emotivi dolenti, o cercando di ragionare con la persona che aveva mandato il brutto messaggio.
Questa volta, decisi di tentare il metodo del Dr. Len. Continuai a dire in silenzio: Mi dispiace e Ti Amo. Non lo dicevo a qualcuno in particolare. Stavo semplicemente evocando lo spirito dell’amore affinché guarisse, dentro di me, ciò che stava creando la circostanza esterna. Dopo un’ora ricevetti un e-mail dalla stessa persona. Si scusò per il suo precedente messaggio.
Non compii alcuna azione esterna per ricevere quelle scuse. Non gli avevo nemmeno risposto. Tuttavia, dicendo Ti voglio bene in qualche modo curai dentro di me ciò che lo stava creando.
In seguito seguii un seminario condotto dal Dr. Len, che ora ha 70 anni, è considerato uno sciamano benevolo, e vive una vita appartata.
Mi ha detto che mentre miglioro me stesso, la vibrazione del mio libro s’innalza, ed ognuno lo sentirà leggendolo. In breve, mentre miglioro, migliorano i miei lettori. E per quanto riguarda i libri già venduti, là fuori, chiesi?
Non sono là fuori, spiegò, dischiudendo nuovamente la mia mente con la sua saggezza mistica. Sono ancora dentro di te.
In breve, non c’è nessuno là fuori. Ci vorrebbe un intero libro intero per spiegare questa tecnica avanzata con la profondità che merita. Basti dire che quando vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c’è un solo luogo in cui guardare: dentro di te. Quando guardi, fallo con amore.

Facciamo qualcosa tutti

 

Meno di 150 compagnie controllano il mondo. E noi mi sa che siamo spacciati. Non è più solo teoria del complotto, è qualcosa di più tangibile. E’ palese. Il 40% della ricchezza finanziaria è in mano a meno di 150 grandi multinazionali. Mi sa che c’ha ragione David Icke.

La domanda che mi pongo è: cosa possiamo fare noi per uscire dal questo cazzo di videogame in cui si sa già come andrà a finire. Perchè se da una parte sono un sostenitore strenuo della decrescita, del risparmio, del riutilizzo e dell’acquisto consapevole, dall’altra ho il dubbio che la sorte dei mercati e delle aziende sia regolata da forze molto più potenti del nostro potere decisionale. Mi spiego pure con un esempio scemo. Vi ricordate la catena di S. Antonio che girava su internet anni fa, in cui si chiedeva di non mettere più benzina in alcune note marche di distribuzione, con lo scopo di far abbassare i prezzi per concorrenza? Beh, e se in realtà a quelle note compagnie non importasse niente della nostra azione perchè già si erano garantite una fetta di mercato attraverso accordi con la politica, con la grande distribuzione o con altre compagnie? Se con i nostri acquisti noi non decidessimo della sopravvivenza di mostri sacri come AXA, BNP Paribas, J. P. Morgan Chase ecc. ecc. cosa potremmo mai fare per influenzare i mercati? Siamo liberi o abbiamo solo una grande immaginazione?

Sempre insieme

Eh, sì, stavolta la storia si è fatta complicata. Si è arrivati a parlare di anima, di percorsi, di destino. Tutto questo perchè ai miei occhi balenava un’altra, ennesima ovvietà: non tutti sono concentrati sul migliorarsi, sul vivere l’esperienza che arricchisce e rende più vicini alla nostra essenza divina. Alcuni vogliono semplicemente….qualcuno. Qualcuno che li caghi, che li ami, che li protegga. Qualcuno per cui fare qualcosa. Qualcuno che non li lasci mai più. Brrr. Brividi di freddo lungo la schiena.

Ma mica perchè non si possa fare. No.

Solo perchè fare di questo avvenimento il fine ultimo della nostra esistenza qui mi sembra un po’ riduttivo, non trovate? Eppure molto spesso confondiamo un mezzo con un fine. Sì, è vero, nessuno ancora ci ha detto con chiarezza cosa ne dobbiamo fare della nostra sciocca esistenza, ma deputarla a lasso di tempo da trascorrere con qualcun altro mi sembra un po’ riduttivo. E’ un po’ come se influenzasse tutte le nostre scelte, tutti i nostri pensieri, con un virus. Un cazzo di virus che non ci fa capire più niente dell’essenza stessa della vita, ma ce la restituisce in funzione di qualcos’altro. Uno specchio per le allodole, un falso dio. Terribile, poi, giustificare le nostre azioni con l’ombra della necessità di non essere soli. Ari-brr…

Il fatto è che a me sembra che questa cosa abbia radici addirittura prenatali. Non mi rassegno a dare la colpa all’educazione, ai genitori, agli ogm. L’accanimento che leggo negli occhi di qualche giovane mi sembra abbia radici più antiche di quelle messe nell’infanzia. Come se l’anima avesse deciso – e qui la sparo grossa – di dover vivere l’esperienza di coppia come una fondamentale tappa della vita stessa. Bollati alla nascita. Insicuri per antonomasia. Condannati alla ricerca dell’anima gemella!

Deliri notturni, lo so. Ma spiegherebbero molte cose, no? Notte!

Ad ognuno il suo

Ogni epoca ha il suo dio –  o i suoi dei, non c’è niente da fare. Per gli Indiani d’America era un grande capo tribù, per i Vikinghi un invincibile guerriero e per gli antichi egizi il Sole stesso. Il dio dell’Antico Testamento era il Giusto, quello del Nuovo il Misericordioso. Ogni popolo proietta nel suo dio gli ideali legati alla sua società, lo dipinge ricco dei valori ai quali aspira. Qual è il nostro dio allora? Negli ultimi tempi il tema ricorrente di una società che vive nel benessere materiale sembrerebbe essere quello dell’Amore Universale. Il nostro dio è Amore, Comprensione, Dedizione. E’ questa la sfida dei nostri tempi, dunque è questo il divino a cui ci ispiriamo.

Con queste ovvietà vorrei sottolineare una domanda….ma è veramente dio che ha creato l’uomo, oppure forse è vero anche il viceversa? Magari è da millenni che facciamo tutto da soli. Tralasciamo per un attimo l’essenza della Vita, il concetto di Infinito e tutta la spiritualità che abbiamo coltivato e concentriamoci sulle religioni, sul tramite esterno, sui dogmi relativi alla nostra fede. Non è che per caso ce la cantiamo, suoniamo e balliamo da soli? [cit.]

Le 100 cose

Qualche tempo fa, in America, un tizio ebbe un’idea: semplificarsi la vita, riducendo il numero degli oggetti superflui fino a poter vivere con 100 cose. Mi chiedevo proprio l’altro giorno: ce la farei? Anzi, meglio….ce la fareste, miei cari venticinque lettori? Boh, effettivamente non ho mai contato il numero di oggetti che uso quotidianamente; certo che se nella lista ci devo infilare pure le mutande e le stoviglie il numero sembra essere molto risicato, ma….penso che sia possibile. E, anche come sfida al mio acerrimo nemico – il capitalismo occidentale – ho deciso di stilare una piccola (e incompleta) lista degli oggetti superflui che porterei su un’isola deserta :-) :

  1. una chitarra
  2. carta&penna
  3. i chien tung
  4. un libro serio
  5. un portatile a pannelli solari :-)
La sfida di Dave Bruno è interessante, anche perchè ci costringe a tagliare, ridurre, diminuire.  Cambia l’immagine che abbiamo delle nostre necessità, ci rimette in carreggiata nei confronti della nostra vera natura. Un po’ scaccia-nevrosi, direi.
Una volta una lettrice di un famoso mensile chiese a Daniele Luttazzi quale libro avrebbe portato con se’ in un’isola deserta. Il genio rispose: <<Porterei “COME COSTRUIRE UNA BARCA.”>> :-D
E voi? A cosa non rinuncereste? Dite, dite!

Children Inside

In cosa si differenziano un bambino ed un adulto? Facile: il primo è completamente dipendente mentre il secondo ha imparato a controllare l’ambiente che lo circonda e quindi non ha bisogno di nessuno….come dicevamo qui. Più o meno. E allora riflettevo su una cosa: nonostante la sua capacità di controllo l’adulto ha la capacità di accettare il presente senza opporsi con forza, senza recriminare ma lavorando con atteggiamento costruttivo al raggiungimento dei propri obiettivi. Ergo ogni volta che ci incazziamo, ogni volta che ci lamentiamo e addossiamo qualche colpa a qualcuno o qualcosa è – sempre – perchè il nostro bambino interiore alza la voce. E sbraita che le cose dovrebbero andare diversamente.

Il bambino interiore sembra negare che tutto è l’effetto di una o più cause, che se qualcosa avviene c’è almeno un motivo valido. Non ragiona ma pretende, con forza. E’ la voce dell’insoddisfazione. Non è il bambino in noi che sa giocare, divertirsi, fare le coccole. No, quello va solo bene. E’ quello che rosica come un castoro! Se ne vedono un sacco di bambini così, anche e soprattutto dopo i 50 anni. Incapaci di uscire dalla logica del giusto/sbagliato, incapaci di rilassarsi se non quando tutto torna nei loro conti. Non lo sapevo, ma ne aveva parlato già Jung nel 1912. Ammazza quante ne so!

Non che con questo io voglia dire che bisogna accettare passivamente ogni cosa che capita. E neanche non sentirsi artefici del proprio destino. Solo che il modo in cui operiamo la dice lunga sui processi mentali che facciamo avvenire. Un uomo saggio si muove seguendo il flusso del fiume, un mentecatto cercherà di fermare la corrente. Piace la metafora? Quante volte al giorno siamo mentecatti? :-)

E poi?

Nel mare del mio animo
sei tu la mia unica isola
dove la mia nave ormeggia e dolcemente si culla
mentre il mio corpo affonda le membra
ed il mio sguardo si leva curioso.

Sei un porto sconosciuto
non si parla la mia lingua, e non si bada al mio vestire
solo il vento fruga tra le mie tasche
il vento che decide incontri di emozioni lontane
sapori diversi, e odori antichi.

Sei una spiaggia solitaria
la tua sabbia fine e dorata fugge dalle mie mani serrate
i miei disegni sono fragili bugie al sole
non resistono le impronte alla sovranità del tempo.

Il fascino e la passione
combattono contro la terra sicura e stabile
contro il mondo conosciuto vanno i tumulti dell’ignoto
non c’è certezza se non del dubbio, ormai
quale strada prendere quando non vi sono strade?

Le mie gambe cedono all’ineluttabilità del destino
ma il mio cuore sospira infine ancora
“amo, o isola, la tua fragile inconsistenza
perchè solo dalle tue spiagge io vedo invero il mare”.

 

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